Bufale e fake news: ecco perché ci piacciono

È inutile negarlo. L’ era di internet ci ha assorbiti totalmente. È spaventoso. La prima rete di comunicazione informatica nasce nel lontano 1969. Quell’ARPANET connetteva pochissimi computer per scopi militari, durante la Guerra Fredda. È con l’avvio dei personal computer che il Web, volendo o no, domina le nostre giornate. Questo VENOM, questo simbionte virtuale, assorbe le nostre menti nella sua spirale di articoli, notizie (anche false) e bufale di ogni tipo. Pensiamo di avere il potere cliccando su qualsiasi punto dello schermo. In realtà è così. Crediamo di essere i padroni nel postare una foto del “Gourmerd” che abbiamo mangiato la sera prima. In questa società conta più l’apparire che l’essere. Non si spiega altrimenti. Ma invece di guardare avanti, sullo schermo, perché non controllare se il nostro deretano sanguini? Non abbiamo capito nulla. O forse si. Si fa finta di niente perché in fondo ci piace. La sindrome del “pollicione” e del “cuoricino” è ormai nella nostra testa: vedere quei “like” crescere di volta in volta. Pubblico, attendo ed ottengo apprezzamenti. Niente di più semplice. Lupi. Cacciatori. Predatori. Studiano il tuo profilo e quello di milioni di utenti per capire i tuoi interessi. È il potere dell’uomo sull’uomo. Il grande occhio orwelliano ti spia anche quando sei al cesso. BUH! Beccato! Si tratta di online marketing, il più grande mostro di tutti i tempi. GNAM! Pensi a quale contenuto postare mentre loro studiano una strategia . E via con i suggerimenti indesiderati su YouTube. “<< Ok. Miglioreremo i consigli per te>>, dicono…

Le news su internet sono “infinite”. Anche se false le consideriamo vere perché confermano i nostri pensieri e le nostre idee. Giocano con meccanismi sottili e profondi su ogni elemento: voglio aver ragione nel condividere quella notizia, magari pubblicata da un altro utente, e perché no, se provocante, ci clicco anche sopra.

Ecco a voi il meglio del peggio di Internet: il Clickbait. Letteralmente “esca per click”. La suburra del Web. Quella sporca. Cattiva. Senza scrupoli. Articoli che stanno li. Silenziosi. Sulla rete. Sui social network. In attesa di qualche utente “credulone” e curioso. Titoloni ingannevoli. Immagini “farlocche” che spingono l’utente a cliccare sull’ultimo video hot del “VIP” del momento. Ci promettono l’ultimo scoop per quanto riguarda le questioni politiche, oppure il rivelare segreti occulti creando una sorta di legame più profondo tra chi lancia l’amo e chi legge la notizia. “NON CREDERAI MAI A QUELLO CHE È SUCCESSO”, E…CLICK! IL PESCE HA ABBOCCATOOOOO!

 

Più clicchi. Più guadagnano. Rabbia, malinconia e tristezza insieme a ironia, umorismo e felicità diventano benzina per questi motori “succhia-click”. SLURP! Equivale, in poche parole, ad una piccola truffa. Niente di diverso. Mark Zuckerberg ha affermato di lasciare sempre meno spazio a questo tipo di “trucco”, introducendo un algoritmo che avrebbe riconosciuto l’elemento “distorto”, nonostante qualche trappola rimanga ancora in vita:

“Alcuni anni fa ricevevamo molte lamentele per il clickbait; i nostri algoritmi non erano in grado di riconoscerlo, così la chiave è stata costruire strumenti che consentissero alla community di indicarci cos’era il clickbait. Adesso il fenomeno non è sparito al 100% ma è molto più piccolo”

Lo stesso discorso vale per le fake news. Storie ridicole create a tavolino  e presentate come vere. Lo scopo è sempre lo stesso. Manipolare in maniera volontaria e far sanguinare il lettore. Le ragioni sono ideologiche e finanziarie. Si incomincia a parlare di false notizie proprio quando Ciuffone-Trump è salito al potere nel novembre 2016. Da lì in poi il vero boom. Ora dobbiamo domandarci: Perché si sparano “quisquilie e pinzillacchere” false sul Web? Essenzialmente per due motivi:

1. Il guadagno, come spiegato in alto;

2. Influenzare l’opinione pubblica: tecnica adottata dai potere forti per deviare il pensiero delle persone dai veri problemi della società.

MALANDRINIIII!

Questi mascalzoni dell’informatica, i marketer, oramai, devono fare i conti con due grattacapi: il debunker, lo smascheratore di bufale, e sta prendendo sempre più piede il fact checking, la verifica delle fonti, condotto dai giornalisti. In conclusione, ragazzi, nonostante la bomba sia disinnescata, non abbassate la guardia. Continuano a scorrere sui nostri profili social. In particolar modo su Youtube. Chiusi i post da un lato, si aprono “canali” dall’altro: non si tratta solamente di FB o Twitter. Sul Tubo si sviluppa un video-sharing persuasivo; filmati pubblicati con un fotogramma di un video differente. Tutto questo per le tante agognate views. Pubblico, quindi sono.

In generale, state attenti all’URL: questi siti e pagine FB “inchiappa/acchiappa-click” specializzate in “bufale” sono delle parodie di veri e propri giornali comuni, tra cui: La Nozione, il Fattone Quotidiano, Panorana, il Quotidaino (…Daino). La darknet non perdona. Come si dice: OLTRE LA TRUFFA, ANCHE LA PRESA IN GIRO.

 

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5 risposte a “Bufale e fake news: ecco perché ci piacciono”

  1. MALANDRINIII

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    1. andreagrazia91 dice: Rispondi

      CATTIVONI 😃un saluto!

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  2. Penso che cattiva informazione venga diffusa soprattutto perchè l’utente medio utilizza una lettura sempre più distratta e superficiale: difficilmente a primo impatto andrà a verificare se si tratta di un “post-fake” o corrispondente alla realtà.

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    1. Hai ragione Evelina. Purtroppo siamo “circondati “ sul web da articoli manipolatori che servono soltanto ad ingannare le persone . Un illusione. Come la stessa società in cui viviamo . Mondo fittizio e mondo reale sono la stessa cosa . Un saluto . A presto 😃

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  3. Argomento molto interessante,scritto in maniera leggera,ma con sagace ironia.
    Complimenti,per l’articolo!!😉

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